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	<title>blog Archivi - Dr. Antonio Iannelli | Chirurgo Plastico</title>
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	<description>Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica</description>
	<lastBuildDate>Tue, 06 Jan 2026 23:17:04 +0000</lastBuildDate>
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	<title>blog Archivi - Dr. Antonio Iannelli | Chirurgo Plastico</title>
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		<title>Diastasi addominale, quando l&#8217;addome cambia</title>
		<link>https://www.antonioiannelli.com/blog/diastasi-dei-retti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr Antonio Iannelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jan 2026 08:30:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[addominoplastica]]></category>
		<category><![CDATA[diastasi]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo una gravidanza è normale guardarsi allo specchio e notare che l’addome non è più quello di prima. In molte donne la pancia appare più sporgente, meno tonica, a volte come se fosse ancora presente un piccolo “pancione”, anche a distanza di mesi dal parto. Spesso questo cambiamento viene attribuito solo al tempo che serve [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<section><div class="wpb_column hcode-column-container vc_col-sm-12 col-xs-mobile-fullwidth" data-front-class="col-xs-mobile-fullwidth"><div class="vc-column-innner-wrapper"><p class="p1">Dopo una gravidanza è normale guardarsi allo specchio e notare che l’addome non è più quello di prima. In molte donne la pancia appare più sporgente, meno tonica, a volte come se fosse ancora presente un piccolo “pancione”, anche a distanza di mesi dal parto. Spesso questo cambiamento viene attribuito solo al tempo che serve al corpo per recuperare, ma in realtà può essere legato a una condizione ben precisa: la <span class="s1"><b>diastasi dei muscoli retti addominali</b></span>.</p>
<p class="p1">Durante la gravidanza l’addome si modifica per accogliere la crescita del bambino. I muscoli retti, quelli che formano la classica “tartaruga”, si allontanano progressivamente tra loro lungo la linea centrale. È un meccanismo naturale, favorito anche dagli ormoni che rendono i tessuti più elastici. In molte donne, dopo il parto, questi muscoli tornano gradualmente nella loro posizione. In altre, invece, la separazione persiste.</p>
<p class="p1">La diastasi non riguarda solo l’aspetto estetico. Una parete addominale che ha perso continuità è meno efficiente nel suo ruolo di sostegno. Per questo alcune donne avvertono una sensazione di debolezza, una pancia che tende a gonfiarsi facilmente, mal di schiena, difficoltà nei movimenti o fastidio durante gli sforzi. In certi casi, quando ci si alza dal letto o si contraggono gli addominali, può comparire una sporgenza centrale evidente.</p>
<p class="p1">È importante chiarire un punto fondamentale: <span class="s1"><b>la diastasi non è colpa della paziente</b></span>. Non dipende dall’aver fatto o non fatto esercizio, né da una “scarsa tonicità”. È una conseguenza frequente della gravidanza, soprattutto dopo più parti, gravidanze gemellari o in presenza di una predisposizione individuale.</p>
<p class="p1">Dopo il parto, molte donne cercano di rimediare con esercizi addominali o allenamenti intensi, ma non sempre questa è la strada giusta. Alcuni esercizi, se eseguiti senza una valutazione adeguata, possono addirittura peggiorare la situazione. Per questo è fondamentale una valutazione specialistica, che permetta di capire se la diastasi è presente, quanto è ampia e se è associata ad altri problemi della parete addominale.</p>
<p class="p1">In molti casi un percorso mirato di rieducazione funzionale può essere sufficiente. Quando invece la diastasi è importante, persistente e sintomatica, la chirurgia può rappresentare una soluzione efficace. L’intervento non ha solo una finalità estetica, ma soprattutto funzionale: ricostruire una parete addominale solida significa migliorare postura, stabilità e qualità di vita.</p>
<p class="p1">Il messaggio più importante è che <span class="s1"><b>non bisogna rassegnarsi</b></span> a convivere con un addome che non risponde più come prima. Con una valutazione corretta e un approccio personalizzato è possibile ritrovare equilibrio, forza e benessere, rispettando il percorso unico che ogni corpo compie dopo la gravidanza.</p>
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		<item>
		<title>Ginecomastia, non solo una questione estetica</title>
		<link>https://www.antonioiannelli.com/blog/ginecomastia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr Antonio Iannelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2025 17:12:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[ginecomastia]]></category>
		<category><![CDATA[mascolinizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[rimdellamento corporeo]]></category>
		<category><![CDATA[torace]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per molti uomini la ginecomastia è un argomento difficile da affrontare. Spesso viene vissuta in silenzio, con disagio, evitando il mare, la palestra o anche solo una maglietta più aderente. Eppure si tratta di una condizione molto più comune di quanto si pensi, che può comparire in diverse fasi della vita e che nulla ha [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<section><div class="wpb_column hcode-column-container vc_col-sm-12 col-xs-mobile-fullwidth" data-front-class="col-xs-mobile-fullwidth"><div class="vc-column-innner-wrapper"><p class="p1">Per molti uomini la ginecomastia è un argomento difficile da affrontare. Spesso viene vissuta in silenzio, con disagio, evitando il mare, la palestra o anche solo una maglietta più aderente. Eppure si tratta di una condizione <span class="s1"><b>molto più comune di quanto si pensi</b></span>, che può comparire in diverse fasi della vita e che nulla ha a che vedere con una mancanza di forza o di cura di sé.</p>
<p class="p1">La ginecomastia è l’aumento del volume del seno maschile dovuto alla presenza di tessuto ghiandolare. Può manifestarsi in modo lieve oppure più evidente, coinvolgere uno o entrambi i lati e comparire durante l’adolescenza, in età adulta o più avanti negli anni. In alcuni casi è transitoria, in altri tende a persistere nel tempo.</p>
<p class="p1">Alla base possono esserci diversi fattori: variazioni ormonali, predisposizione individuale, assunzione di alcuni farmaci, cambiamenti di peso. Non sempre, però, è possibile individuare una causa precisa. Quello che conta è capire che <span class="s1"><b>non si tratta solo di un problema estetico</b></span>. Per molti pazienti la ginecomastia ha un impatto importante sull’autostima, sulla vita sociale e sul rapporto con il proprio corpo.</p>
<p class="p1">Non è raro che chi ne soffre cerchi di compensare con l’attività fisica, pensando che basti allenare il torace. In realtà, quando è presente una componente ghiandolare, l’esercizio da solo non è sufficiente. Per questo una valutazione specialistica è fondamentale: permette di distinguere tra un semplice accumulo adiposo e una vera ginecomastia, e di scegliere il percorso più corretto.</p>
<p class="p1">Quando la condizione è stabile e causa disagio fisico o psicologico, il trattamento chirurgico può rappresentare una soluzione efficace. L’obiettivo non è “cambiare” il corpo, ma <span class="s1"><b>ripristinare un equilibrio</b></span>, restituendo al torace un aspetto più naturale e proporzionato. Nella maggior parte dei casi, il miglioramento va ben oltre l’aspetto estetico e si riflette positivamente sulla qualità di vita.</p>
<p class="p1">Affrontare la ginecomastia significa prima di tutto <span class="s1"><b>parlarne senza imbarazzo</b></span>. Con le giuste informazioni e una valutazione personalizzata, è possibile capire se e come intervenire, con un approccio rispettoso, graduale e consapevole.</p>
</div></div></section><p>L'articolo <a href="https://www.antonioiannelli.com/blog/ginecomastia/">Ginecomastia, non solo una questione estetica</a> proviene da <a href="https://www.antonioiannelli.com">Dr. Antonio Iannelli | Chirurgo Plastico</a>.</p>
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		<item>
		<title>Protezione solare, l&#8217;amico per la pelle</title>
		<link>https://www.antonioiannelli.com/blog/amicoperlapelle/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr Antonio Iannelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jul 2024 18:36:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[invecchiamento]]></category>
		<category><![CDATA[pelle]]></category>
		<category><![CDATA[protezione]]></category>
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		<category><![CDATA[tumori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’arrivo dell’estate e l’aumento delle ore di sole, è fondamentale ricordarsi dell’importanza della protezione solare. Sebbene possa sembrare un semplice gesto di routine, applicare la crema solare è un passo cruciale per mantenere la salute della nostra pelle. In questo articolo, esploreremo perché la protezione solare è così vitale e come scegliere il prodotto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.antonioiannelli.com/blog/amicoperlapelle/">Protezione solare, l&#8217;amico per la pelle</a> proviene da <a href="https://www.antonioiannelli.com">Dr. Antonio Iannelli | Chirurgo Plastico</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<section><div class="wpb_column hcode-column-container vc_col-sm-12 col-xs-mobile-fullwidth" data-front-class="col-xs-mobile-fullwidth"><div class="vc-column-innner-wrapper"><p>Con l’arrivo dell’estate e l’aumento delle ore di sole, è fondamentale ricordarsi dell’importanza della protezione solare. Sebbene possa sembrare un semplice gesto di routine, applicare la crema solare è un passo cruciale per mantenere la salute della nostra pelle. In questo articolo, esploreremo perché la protezione solare è così vitale e come scegliere il prodotto giusto per le tue esigenze.</p>
<h2><b>Perché usare la protezione solare?</b></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>3 buoni motivi:</p>
<ul>
<li><b>Prevenzione dei danni cutanei</b></li>
</ul>
<p>I raggi ultravioletti (UV) del sole possono causare danni significativi alla pelle. L’esposizione prolungata può portare a scottature, invecchiamento precoce e, nei casi peggiori, a tumori della pelle. Utilizzare una crema solare con un fattore di protezione adeguato può ridurre drasticamente questi rischi.</p>
<ul>
<li><b>Riduzione del rischio di tumore della pelle</b></li>
</ul>
<p>Studi hanno dimostrato che l’uso regolare di protezione solare può ridurre il rischio di sviluppare carcinoma a cellule basali, carcinoma a cellule squamose e melanoma, che sono le forme più comuni di cancro della pelle.</p>
<ul>
<li><b>Prevenzione dell’invecchiamento precoce</b></li>
</ul>
<p>I raggi UV accelerano il processo di invecchiamento cutaneo, causando rughe, macchie scure e perdita di elasticità. Proteggere la pelle con una buona crema solare può mantenere la pelle giovane e sana più a lungo.</p>
<h2><b>Come scegliere la protezione solare giusta</b></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando si tratta di scegliere una protezione solare, ci sono diversi fattori da considerare:</p>
<ul>
<li><b>Fattore di protezione solare (SPF)</b></li>
</ul>
<p>L’SPF indica il livello di protezione offerto dalla crema contro i raggi UVB. Per uso quotidiano, un SPF 30 è generalmente sufficiente, mentre per esposizioni prolungate al sole, come in spiaggia o durante attività all’aperto, è consigliabile un SPF 50 o superiore.</p>
<ul>
<li><b>Ampio spettro</b></li>
</ul>
<p>Assicurati che la crema solare offra protezione ad ampio spettro, il che significa che protegge sia dai raggi UVA che UVB. I raggi UVA penetrano più profondamente nella pelle e sono responsabili dell’invecchiamento cutaneo, mentre i raggi UVB sono la causa principale delle scottature.</p>
<ul>
<li><b>Resistenza all’acqua</b></li>
</ul>
<p>Se prevedi di nuotare o sudare, scegli una protezione solare resistente all’acqua. Ricorda che nessuna crema solare è completamente impermeabile, quindi è importante riapplicarla ogni due ore o subito dopo essere usciti dall’acqua.</p>
<ul>
<li><b>Tipo di pelle</b></li>
</ul>
<p>Considera il tuo tipo di pelle quando scegli una crema solare. Se hai la pelle sensibile, opta per formule ipoallergeniche e prive di profumi. Per la pelle grassa o a tendenza acneica, scegli una formula non comedogenica che non ostruisca i pori.</p>
<h2><b>Come applicare correttamente la protezione solare</b></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Quantità</b>: usa una quantità generosa di crema solare. Una regola generale è applicare circa due milligrammi di crema per centimetro quadrato di pelle, che equivale a circa un cucchiaino di crema per il viso e una tazza da shot per il corpo.</p>
<p><b>Tempistica</b>: applica la protezione solare almeno 15-30 minuti prima di esporsi al sole per permettere alla pelle di assorbirla adeguatamente.</p>
<p><b>Riapplicazione</b>: riapplica la protezione solare ogni due ore e subito dopo aver nuotato, sudato o usato un asciugamano.</p>
<h2><b>Conclusione</b></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’uso della protezione solare è una delle migliori abitudini che puoi adottare per proteggere la tua pelle dai danni del sole. Non solo aiuta a prevenire scottature e invecchiamento precoce, ma riduce anche il rischio di sviluppare tumori della pelle. Investire in una buona crema solare e ricordarsi di applicarla regolarmente può fare una grande differenza per la salute della tua pelle a lungo termine. Non dimenticare mai: proteggere la tua pelle oggi significa preservare la tua bellezza e salute per il futuro.</p>
</div></div></section><p>L'articolo <a href="https://www.antonioiannelli.com/blog/amicoperlapelle/">Protezione solare, l&#8217;amico per la pelle</a> proviene da <a href="https://www.antonioiannelli.com">Dr. Antonio Iannelli | Chirurgo Plastico</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Palpebra cadente: una questione funzionale</title>
		<link>https://www.antonioiannelli.com/blog/palpebra-cadente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr Antonio Iannelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jun 2023 09:37:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[blefaroptosi]]></category>
		<category><![CDATA[oculopalpebrale]]></category>
		<category><![CDATA[oculoplastica]]></category>
		<category><![CDATA[palpebra]]></category>
		<category><![CDATA[ptosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si tratta di un abbassamento della palpebra superiore, che può essere monolaterale o bilaterale. Di conseguenza si ha una riduzione dell’apertura dell’occhio con difficoltà a mantenere le palpebre aperte. Per compensare il paziente tende ad alzare la fronte e ad inarcare le sopracciglia. La causa della blefaroptosi può essere per differenti motivi, può essere congenita [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<section><div class="wpb_column hcode-column-container vc_col-sm-12 col-xs-mobile-fullwidth" data-front-class="col-xs-mobile-fullwidth"><div class="vc-column-innner-wrapper"><p>Si tratta di un abbassamento della palpebra superiore, che può essere monolaterale o bilaterale. Di conseguenza si ha una riduzione dell’apertura dell’occhio con difficoltà a mantenere le palpebre aperte. Per compensare il paziente tende ad alzare la fronte e ad inarcare le sopracciglia.</p>
<p>La causa della blefaroptosi può essere per differenti motivi, può essere congenita quando presente dalla nascita per una malformazione, miogena per affezioni puramente muscolari (come la miastenia gravis), neurogena quando si ha un difetto dell’innervazione del muscolo che eleva la palpebra, aponeurotica quando si ha un rilassamento del tendine di questo muscolo ed è generalmente legata all’età, meccanica quando si ha una vera e propria lesione palpebrale e, infine, la pseudoptosi che comprende patologie che simulano l’abbassamento della palpebra come anche la blefarocalasi!</p>
<p>Molte persone confondono la ptosi palpebrale con la blefarocalasi, ovvero il fisiologico rilassamento del tessuto palpebrale, ma sono 2 condizioni cliniche differenti. Con il progredire dell’età, tanti pazienti presentano una sovrabbondanza di cute a livello palpebrale: questa cute forma una plica, una piega, che sopravanza il bordo palpebrale simulando una ptosi.</p>
<p>La differenza, però, è che in questi casi non è il bordo palpebrale abbassato, ma in realtà questa cute in eccesso che scende oltre al bordo e che può essere efficacemente eliminata con una blefaroplastica. Questo genere di intervento non è sempre e solo di natura estetica: nei casi in cui l’eccesso di cute palpebrale limita il campo visivo, causando quindi un danno funzionale, infatti, si considera un intervento erogabile tramite il servizio sanitario nazionale.</p>
<p>Mi capita spesso di vedere casi di blefaroptosi trattati mediante una blefaroplastica superiore senza risolvere il problema. La blefaroplastica è l’intervento che consiste nel rimuovere l’eccesso cutaneo che supera il bordo ciliare e di rimuovere eventuali borse adipose più rappresentate del normale, condizione che si definisce dermatocalasi palpebrale o blefarocalasi.</p>
<p>La visita deve essere molto accurata e prevede delle misurazioni come la MRD (Margin Reflex Distance) ossia la distanza tra il riflesso luminoso corneale e il margine della palpebra superiore; l’escursione della posizione palpebrale nello sguardo in alto e in basso per quantificare il deficit di funzione muscolare e inoltre il test per la valutazione della funzionalità del muscolo di Muller (un muscolo che si trova al di sotto del muscolo elevatore della palpebra e regolato dal sistema ortosimpatico) ed escludere una condizione neurogena che prevede un intervento diverso.</p>
<p>La ptosi palpebrale può essere completa quando l’occhio risulterà completamente chiuso mentre nell’incompleta residuerà una certa apertura della palpebra. Può essere moonolaterale/bilaterale e simmetrica/asimmetrica. Nella maggioranza dei casi la ptosi è asimmetrica con interessamento di un solo occhio o di entrambi gli occhi ma con grado di severità differente.</p>
<p>La gravità dell’abbassamento palpebrale:</p>
<ul>
<li>lieve: minore di 2 mm</li>
<li>moderato: compreso tra 2 e 4 mm</li>
<li>severo: maggiore di 4 mm</li>
</ul>
<p>Per la cura della ptosi palpebrale spesso non esiste trattamento alternativo a quello chirurgico, svolto in regime di day hospital e con la necessità della sola anestesia locale.<br />
L’obiettivo dell’intervento chirurgico dipende dall’agente causale della ptosi palpebrale e dal grado di funzionalità residua del muscolo elevatore della palpebra superiore, ma si distinguono sostanzialmente tre possibili approcci:</p>
<ul>
<li><strong>Plicatura o reinserzione dell’aponeurosi</strong> del muscolo elevatore sul piatto tarsale: tale intervento si effettua qualora il test della fenilefrina risulti negativo ed il muscolo elevatore della palpebra superiore conservi una buona funzionalità ( maggiore di almeno 6 mm)</li>
<li><strong>Sospensione della palpebra al muscolo frontale</strong>: tale intervento si effettua quando l’attività residua del muscolo elevatore della palpebra superiore è scarsa (inferiore a 6 mm)</li>
<li><strong>Mullerectomia</strong>: si effettua nei casi in cui il test della fenilefrina esca positivo.</li>
</ul>
</div></div></section><p>L'articolo <a href="https://www.antonioiannelli.com/blog/palpebra-cadente/">Palpebra cadente: una questione funzionale</a> proviene da <a href="https://www.antonioiannelli.com">Dr. Antonio Iannelli | Chirurgo Plastico</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Culotte de Cheval tra natura e morfologia</title>
		<link>https://www.antonioiannelli.com/blog/culotte-cheval/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr Antonio Iannelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Oct 2022 07:20:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[adiposità]]></category>
		<category><![CDATA[chirurgia estetica]]></category>
		<category><![CDATA[grasso]]></category>
		<category><![CDATA[laserterapia]]></category>
		<category><![CDATA[rimodellamento corporeo]]></category>
		<category><![CDATA[tessuto adiposo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa sono le culotte de cheval? Ne hai mai sentito parlare? Si tratta di un inestetismo strettamente correlato ad un altro che forse conoscerai più facilmente, la cellulite. Le culotte de cheval, infatti, sono un antiestetico accumulo di tessuto adiposo sui fianchi, con una collocazione ben precisa, sulla parte più alta delle cosce e subito [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.antonioiannelli.com/blog/culotte-cheval/">Culotte de Cheval tra natura e morfologia</a> proviene da <a href="https://www.antonioiannelli.com">Dr. Antonio Iannelli | Chirurgo Plastico</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<section><div class="wpb_column hcode-column-container vc_col-sm-12 col-xs-mobile-fullwidth" data-front-class="col-xs-mobile-fullwidth"><div class="vc-column-innner-wrapper"><p>Cosa sono le <strong>culotte de cheval</strong>? Ne hai mai sentito parlare?<br />
Si tratta di un <strong>inestetismo</strong> strettamente correlato ad un altro che forse conoscerai più facilmente, la cellulite. Le <em>culotte de cheval</em>, infatti, sono un antiestetico accumulo di tessuto adiposo sui fianchi, con una collocazione ben precisa, sulla parte più alta delle cosce e subito al di sotto dei glutei.<br />
Esattamente come per la cellulite diffusa, anche le culotte de cheval non rappresentano un problema solamente nei casi di sovrappeso; infatti, possono comparire anche sulle silhouette più sottili.</p>
<p>Come mai? La formazione degli accumuli di questo tipo di tessuto adiposo localizzato trova la sua genesi nella cattiva circolazione e nella ritenzione idrica, fenomeni che, in genere, vanno a braccetto. La caratteristica di questo inestetismo è quella di essere <strong>particolarmente tenace</strong>, per cui, per eliminarlo, è necessario un impegno costante su più fronti – alimentazione sana, attività fisica e corretto stile di vita. La strategia migliore, comunque, rimane la prevenzione, ovvero fare in modo che non si formino. Cosa si può fare, allora, per prevenire o eliminare le culotte de cheval?</p>

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			<div class="vc_single_image-wrapper   vc_box_border_grey"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="900" height="630" src="https://www.antonioiannelli.com/wp-content/uploads/2022/10/mangiare-mela.jpg" class="vc_single_image-img attachment-full" alt="" title="mangiare-mela" srcset="https://www.antonioiannelli.com/wp-content/uploads/2022/10/mangiare-mela.jpg 900w, https://www.antonioiannelli.com/wp-content/uploads/2022/10/mangiare-mela-300x210.jpg 300w, https://www.antonioiannelli.com/wp-content/uploads/2022/10/mangiare-mela-768x538.jpg 768w, https://www.antonioiannelli.com/wp-content/uploads/2022/10/mangiare-mela-81x57.jpg 81w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></div>
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	</div>
<p>Sappiamo ormai bene che l’alimentazione è determinante nella lotta alla cellulite e, allora, anche alle <strong>culotte de cheval</strong>. Quindi, sono da eliminare o ridurre al minimo tutti quei cibi troppo ricchi di zuccheri, di grassi e di sale che favoriscono l’accumulo localizzato di tessuto adiposo e la ritenzione idrica. Sono da preferire gli <strong>alimenti di origine vegetale</strong>: frutta e verdure sono ricche di vitamine, minerali e acqua, per cui favoriscono la depurazione dell’organismo e l’eliminazione dei liquidi in eccesso. Nel caso in cui le <strong>culotte de cheval</strong> fossero <strong>associate a sovrappeso</strong> è richiesto anche uno sforzo in più: è necessario attenersi ad un <strong>regime alimentare ipocalorico</strong>, con una decurtazione calorica del 30% dell’energia totale.</p>
<p>Lo stile di vita influisce enormemente sulla formazione delle culotte de cheval. Alcune abitudini apparentemente innocue sono, in realtà, molto dannose. Ad esempio: indossare troppo spesso i tacchi alti che inducono ad assumere una postura scorretta o indossare pantaloni troppo attillati può determinare problemi sia alla circolazione sanguigna che a quella linfatica, facilitando la formazione delle <strong>culotte de cheval</strong>. Quindi, anche se ci piacciono molto, sarebbe molto meglio limitarne l’utilizzo.<br />
Ci sono altre due cattive abitudini che nuocciono profondamente alla salute e che rappresentano anche un pericolo diretto per la silhouette, che sono il fumo ed il <strong>consumo eccessivo di alcool</strong>: da evitare in generale, non solo per prevenire la formazione delle culotte de cheval.<br />
In ultimo, citiamo un altro nemico della salute e dalla bellezza, che contribuisce anch’esso alla formazione delle culotte de cheval, ovvero la <strong>sedentarietà</strong>: per combattere e prevenire questo inestetismo, infatti, è necessario dedicarsi con costanza all’attività fisica.</p>
<p>La soluzione ideale per contrastare la formazione delle culotte de cheval è unire un lavoro aerobico che risveglia il metabolismo e la circolazione, sia sanguigna che linfatica, come la camminata veloce, la bicicletta o il nuoto, ad esercizi specifici per questa area, come gli squat.</p>
<p>Prevenire è sempre la scelta migliore, a volte capita però che non si riesca e ci si trovi a dover affrontare il problema. In questo caso si consiglia di adottare uno stile di vita sano con corretta alimentazione e giusta attività fisica mirata. Ci si può inoltre affidare alla chirurgia estetica che, con trattamenti sicuri e non invasiva è oggi in grado di offrire soluzioni. La <strong>Laserlipolisi</strong> ad esempio è perfetta per chi vuole eliminare gli accumoli di grasso in determinate parti del corpo come addome, pancia e fianchi.</p>
<p>Attraverso una piccola incisione viene inserita una <strong>fibra ottica</strong> nella parte interessata. Questa, generando calore, va a sciogliere il grasso in eccesso che può essere eliminato in 3 modi differenti: in maniera naturale dal copro, con l’aiuto di massaggi, oppure ancora con l’aiuto di una siringa per aspirazione.<br />
L’intervento dura da 1 a 4 ore, a seconda dell’estensione della zona da trattare. È richiesta un’anestesia locale.</p>
</div></div></section><section><div class="wpb_column hcode-column-container vc_col-sm-12 col-xs-mobile-fullwidth" data-front-class="col-xs-mobile-fullwidth"><div class="vc-column-innner-wrapper"><p>Cosa sono le <strong>culotte de cheval</strong>? Ne hai mai sentito parlare?<br />
Si tratta di un <strong>inestetismo</strong> strettamente correlato ad un altro che forse conoscerai più facilmente, la cellulite. Le <em>culotte de cheval</em>, infatti, sono un antiestetico accumulo di tessuto adiposo sui fianchi, con una collocazione ben precisa, sulla parte più alta delle cosce e subito al di sotto dei glutei.<br />
Esattamente come per la cellulite diffusa, anche le culotte de cheval non rappresentano un problema solamente nei casi di sovrappeso; infatti, possono comparire anche sulle silhouette più sottili.</p>
<p>Come mai? La formazione degli accumuli di questo tipo di tessuto adiposo localizzato trova la sua genesi nella cattiva circolazione e nella ritenzione idrica, fenomeni che, in genere, vanno a braccetto. La caratteristica di questo inestetismo è quella di essere <strong>particolarmente tenace</strong>, per cui, per eliminarlo, è necessario un impegno costante su più fronti – alimentazione sana, attività fisica e corretto stile di vita. La strategia migliore, comunque, rimane la prevenzione, ovvero fare in modo che non si formino. Cosa si può fare, allora, per prevenire o eliminare le culotte de cheval?</p>

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			<div class="vc_single_image-wrapper   vc_box_border_grey"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="900" height="630" src="https://www.antonioiannelli.com/wp-content/uploads/2022/10/mangiare-mela.jpg" class="vc_single_image-img attachment-full" alt="" title="mangiare-mela" srcset="https://www.antonioiannelli.com/wp-content/uploads/2022/10/mangiare-mela.jpg 900w, https://www.antonioiannelli.com/wp-content/uploads/2022/10/mangiare-mela-300x210.jpg 300w, https://www.antonioiannelli.com/wp-content/uploads/2022/10/mangiare-mela-768x538.jpg 768w, https://www.antonioiannelli.com/wp-content/uploads/2022/10/mangiare-mela-81x57.jpg 81w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></div>
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<p>Sappiamo ormai bene che l’alimentazione è determinante nella lotta alla cellulite e, allora, anche alle <strong>culotte de cheval</strong>. Quindi, sono da eliminare o ridurre al minimo tutti quei cibi troppo ricchi di zuccheri, di grassi e di sale che favoriscono l’accumulo localizzato di tessuto adiposo e la ritenzione idrica. Sono da preferire gli <strong>alimenti di origine vegetale</strong>: frutta e verdure sono ricche di vitamine, minerali e acqua, per cui favoriscono la depurazione dell’organismo e l’eliminazione dei liquidi in eccesso. Nel caso in cui le <strong>culotte de cheval</strong> fossero <strong>associate a sovrappeso</strong> è richiesto anche uno sforzo in più: è necessario attenersi ad un <strong>regime alimentare ipocalorico</strong>, con una decurtazione calorica del 30% dell’energia totale.</p>
<p>Lo stile di vita influisce enormemente sulla formazione delle culotte de cheval. Alcune abitudini apparentemente innocue sono, in realtà, molto dannose. Ad esempio: indossare troppo spesso i tacchi alti che inducono ad assumere una postura scorretta o indossare pantaloni troppo attillati può determinare problemi sia alla circolazione sanguigna che a quella linfatica, facilitando la formazione delle <strong>culotte de cheval</strong>. Quindi, anche se ci piacciono molto, sarebbe molto meglio limitarne l’utilizzo.<br />
Ci sono altre due cattive abitudini che nuocciono profondamente alla salute e che rappresentano anche un pericolo diretto per la silhouette, che sono il fumo ed il <strong>consumo eccessivo di alcool</strong>: da evitare in generale, non solo per prevenire la formazione delle culotte de cheval.<br />
In ultimo, citiamo un altro nemico della salute e dalla bellezza, che contribuisce anch’esso alla formazione delle culotte de cheval, ovvero la <strong>sedentarietà</strong>: per combattere e prevenire questo inestetismo, infatti, è necessario dedicarsi con costanza all’attività fisica.</p>
<p>La soluzione ideale per contrastare la formazione delle culotte de cheval è unire un lavoro aerobico che risveglia il metabolismo e la circolazione, sia sanguigna che linfatica, come la camminata veloce, la bicicletta o il nuoto, ad esercizi specifici per questa area, come gli squat.</p>
<p>Prevenire è sempre la scelta migliore, a volte capita però che non si riesca e ci si trovi a dover affrontare il problema. In questo caso si consiglia di adottare uno stile di vita sano con corretta alimentazione e giusta attività fisica mirata. Ci si può inoltre affidare alla chirurgia estetica che, con trattamenti sicuri e non invasiva è oggi in grado di offrire soluzioni. La <strong>Laserlipolisi</strong> ad esempio è perfetta per chi vuole eliminare gli accumoli di grasso in determinate parti del corpo come addome, pancia e fianchi.</p>
<p>Attraverso una piccola incisione viene inserita una <strong>fibra ottica</strong> nella parte interessata. Questa, generando calore, va a sciogliere il grasso in eccesso che può essere eliminato in 3 modi differenti: in maniera naturale dal copro, con l’aiuto di massaggi, oppure ancora con l’aiuto di una siringa per aspirazione.<br />
L’intervento dura da 1 a 4 ore, a seconda dell’estensione della zona da trattare. È richiesta un’anestesia locale.</p>
</div></div></section><p>L'articolo <a href="https://www.antonioiannelli.com/blog/culotte-cheval/">Culotte de Cheval tra natura e morfologia</a> proviene da <a href="https://www.antonioiannelli.com">Dr. Antonio Iannelli | Chirurgo Plastico</a>.</p>
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		<title>Sindrome del tunnel carpale: un problema comune</title>
		<link>https://www.antonioiannelli.com/blog/la-sindrome-del-tunnel-carpale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr Antonio Iannelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Dec 2021 11:28:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[chirurgia della mano]]></category>
		<category><![CDATA[neuropatia]]></category>
		<category><![CDATA[sindrome compressiva]]></category>
		<category><![CDATA[tunnel carpale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sindrome del tunnel carpale è una patologia che causa dolore e formicolio alla mano ed è abbastanza nota e diffusa, in particolar modo nelle persone con più di 40 anni e che hanno determinate abitudini. La sindrome del tunnel carpale è una neuropatia e consiste nella compressione di un nervo. Le cause della compressione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.antonioiannelli.com/blog/la-sindrome-del-tunnel-carpale/">Sindrome del tunnel carpale: un problema comune</a> proviene da <a href="https://www.antonioiannelli.com">Dr. Antonio Iannelli | Chirurgo Plastico</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<section><div class="wpb_column hcode-column-container vc_col-sm-12 col-xs-mobile-fullwidth" data-front-class="col-xs-mobile-fullwidth"><div class="vc-column-innner-wrapper"><p>La sindrome del tunnel carpale è una patologia che causa dolore e formicolio alla mano ed è abbastanza nota e diffusa, in particolar modo nelle persone con più di 40 anni e che hanno determinate abitudini. La sindrome del tunnel carpale è una neuropatia e consiste nella compressione di un nervo. Le cause della compressione possono essere diverse e molteplici, mentre i sintomi in genere sono abbastanza riconoscibili.</p>
<p>Il tunnel carpale è proprio come una galleria, un arco situato fra il polso e il palmo della mano attraverso il quale passano nove tendini e un nervo. Questo nervo si chiama nervo mediano, parte all’altezza dell’ascella e si dirama nelle dita della mano (escluso il mignolo e solo per metà nell’anulare). Il nervo mediano ha una funzione sia sensitiva, cioè permette la sensibilità nelle dita, che motoria perché permette di muoverle. Lo spazio entro cui passano i nove tendini e il nervo è uno spazio di per sé abbastanza stretto, per questo un’alterazione anche minima (come può essere per esempio la ritenzione idrica in gravidanza) può causare la compressione del nervo mediano e l’insorgere della patologia.</p>
<p>La sindrome del tunnel carpale si manifesta quando il nervo mediano subisce una compressione in seguito ad un aumento della pressione nel tunnel carpale. La pressione può essere causata da fattori diversi, anche più di uno contemporaneamente. Quando lo spazio carpale non è sufficiente si ha un aumento della tensione e di conseguenza della compressione del nervo mediano. Questo implica una diminuzione del flusso sanguigno che, a sua volta, porta a limitare la conduzione nervosa. Così il nervo non riesce a svolgere più bene il suo lavoro, sia di movimento che di sensibilità nella mano, e il paziente inizia ad avvertire una serie di sintomi.</p>
<p>Come per la maggior parte delle patologie, il primo sintomo della sindrome del tunnel carpale è il dolore, seguito poi da altri sintomi che si manifestano gradualmente e diventano sempre più intensi. Il <strong>dolore</strong> inizialmente è localizzato fra il polso e il palmo della mano ma può, in seguito, estendersi a tutta la mano e meno frequentemente all’avambraccio, fino all’irradiazione prossimale alla spalla. Insieme al dolore si può avvertire una fastidiosa sensazione di <strong>formicolio e intorpidimento</strong> delle prime tre dita. Il paziente può riferire anche un’<strong>alterazione della sensibilità</strong> e addirittura della forza, con il persistere della patologia. In un secondo momento (nei casi più compromessi) può insorgere un senso di debolezza nella mano anche nelle più semplici azioni, fino alla caduta degli oggetti dalla mano.</p>
<p>In genere i pazienti riferiscono un dolore più intenso la notte, con alterazione del sonno, soprattutto nella fase iniziale. Gesto comune e tipico è lo scuotere la mano per cercare di alleviare i dolori.</p>
<p>La sindrome del tunnel carpale può potenzialmente colpire tutti, anche se è dimostrato che è più frequente nelle donne e in persone con più di 40 anni. Le cause della patologia possono essere di varia natura e anche sovrapporsi e, per curare la neuropatia, il primo passo è individuarle.</p>
<ul>
<li>Predisposizione anatomica: chi ha il tunnel carpale molto stretto è più predisposto alla sindrome, anche se questa regola non è assoluta.<span class="Apple-converted-space"> </span></li>
<li>Cause ereditarie: non è stato ancora dimostrata l’ereditarietà della patologia, però è frequente individuare la condivisione della patologia in una stessa famiglia.</li>
<li>Altre patologie: diabete, insufficienza renale, ipotiroidismo, artrite reumatoide, obesità. Tutte queste patologie influiscono sulla regolazione degli ormoni o generano ritenzione idrica che, a sua volta, può provocare gonfiore e quindi una diminuzione nello spazio del tunnel carpale. In questi casi la cura dovrà concentrarsi sulla patologia che causa la sindrome e non direttamente sul tunnel carpale.</li>
<li>Gravidanza: anche la gravidanza genera ritenzione idrica e gonfiore, per questo spesso le donne iniziano a riferire i sintomi della sindrome negli ultimi mesi. È uno stato momentaneo e non è necessario procedere con chissà quali terapie, se non per alleviare un po’ il dolore. Se questa è la causa i sintomi svaniranno poco dopo il parto.</li>
<li>Traumi o fratture: se in seguito ad un trauma o una frattura si modifica l’anatomia del polso, può accadere che il nervo si ritrovi compresso mentre prima aveva lo spazio necessario.</li>
<li>Movimenti ripetuti del polso e della mano: le persone che suonano alcuni strumenti musicali, che usano per molte ore al giorno il computer o che utilizzano degli strumenti vibranti sul lavoro, sono più predisposti alla STC.</li>
</ul>
<p>Nella maggior parte dei casi basta un’attenta valutazione obiettiva per individuare la sindrome del tunnel carpale. Il fisioterapista o il chirurgo della mano fanno l’anamnesi, valutano la storia del paziente e stabiliscono un quadro clinico attraverso un esame obiettivo.<br />
Esistono diversi test con cui individuare la sindrome e distinguerla da altre patologie. Sono dei semplici test di posizione e movimento, che il professionista può eseguire in ambulatorio dando istruzioni al paziente, senza l’utilizzo di alcuno strumento particolare.<br />
Qualora anche dopo la valutazione rimanesse qualche dubbio, oppure prima di procedere con l’intervento chirurgico, lo specialista può richiedere l’esecuzione di un esame specifico.<br />
In genere per valutare la compressione di un nervo si fa l’elettromiografia. I raggi X, la risonanza magnetica o l’ecografia possono invece in alcuni casi aiutare a chiarire l’eziologia, ovvero la causa che origina la compressione.<br />
Una volta fatta la diagnosi, si imposta il piano di trattamento per curare la patologia.</p>
<p>Per curare la sindrome del tunnel carpale si possono individuare due strade: il trattamento fisioterapico o il trattamento chirurgico. Il fisioterapista in genere adotta un approccio multimodale per il trattamento della sindrome. Può intervenire con la Laserterapia in fase acuta per ridurre il dolore e l’infiammazione. Con dei trattamenti di terapia manuale può invece lavorare sulla mobilizzazione delle ossa carpali e dei tessuti molli miofasciali, per agevolare lo scorrimento tendineo e nervoso. In questo senso anche l’applicazione del kinesio-taping (fasce adesive) può collaborare a migliorare lo spazio nel tunnel carpale. Contemporaneamente, insieme al paziente, si individuano delle possibili modifiche nelle abitudini lavorative, se sono queste la causa della patologia, e dei semplici esercizi da fare a casa per ridurre i sintomi. Nella terapia conservativa rientrano anche le infiltrazioni o l’assunzione di farmaci per bocca, che possono essere efficaci nel breve termine, anche se non risolutivi. Quando il trattamento conservativo non risulta efficace, ci sono delle recidive o il quadro è fin da subito complesso, il professionista può consigliare l’intervento chirurgico. L’operazione per la sindrome del tunnel carpale consiste nel tagliare la fascia di tessuti che racchiude il nervo mediano e i nove tendini. Si tratta di un intervento poco invasivo e relativamente semplice. Dopo l’operazione le recidive sono rare, sempre che venga fatta bene la riabilitazione post-intervento, necessaria per consolidarne la buona riuscita.</p>
<p>La sindrome del tunnel carpale non si può prevenire in assoluto, proprio per la varietà delle cause. Ci sono però delle accortezze da consigliare a chi esegue quei ripetuti movimenti che possono aumentare la probabilità di insorgenza della patologia. Chi utilizza strumenti vibranti per esempio può concentrarsi per ridurre la forza nella mano, spesso per istinto sovradosata, e imbottire l’impugnatura. Inoltre può aiutare fare delle pause brevi ma frequenti e tenere i polsi al caldo. Per chi lavora tanto al computer si consiglia di controllare e migliorare la postura. Quando si scrive sulla tastiera l’avambraccio deve essere appoggiato sulla scrivania. Inoltre esistono dei mouse ergonomici che alleviano la pressione sul polso.</p>
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		<item>
		<title>Ricostruzione mammaria protesica</title>
		<link>https://www.antonioiannelli.com/blog/ricostruzione-mammaria-protesica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr Antonio Iannelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Oct 2021 11:23:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[breast]]></category>
		<category><![CDATA[mammella]]></category>
		<category><![CDATA[ricostruzione]]></category>
		<category><![CDATA[seno]]></category>
		<category><![CDATA[tumore al seno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’intervento di ricostruzione mammaria va interpretato come momento integrante dell’iter terapeutico del carcinoma della mammella e conseguente mastectomia. Il chirurgo senologo e l’oncologo devono essere coinvolti sin dall’inizio dell’iter terapeutico nella decisione di procedere alla ricostruzione oppure di evitarla. Non c’è alcun intervento di ricostruzione mammaria che possa consentire di ottenere una mammella identica a quella [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.antonioiannelli.com/blog/ricostruzione-mammaria-protesica/">Ricostruzione mammaria protesica</a> proviene da <a href="https://www.antonioiannelli.com">Dr. Antonio Iannelli | Chirurgo Plastico</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<section class="no-padding"><div class="wpb_column hcode-column-container  col-xs-mobile-fullwidth" data-front-class="col-xs-mobile-fullwidth front-column-class"><div class="vc-column-innner-wrapper"><p class="p1"><span class="s1">L’intervento di ricostruzione mammaria va interpretato come momento integrante dell’iter terapeutico del carcinoma della mammella e conseguente mastectomia. </span><span class="s1">Il chirurgo senologo e l’oncologo devono essere coinvolti sin dall’inizio dell’iter terapeutico nella decisione di procedere alla ricostruzione oppure di evitarla.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non c’è alcun intervento di ricostruzione mammaria che possa consentire di ottenere una mammella identica a quella del lato sano. L’obiettivo della ricostruzione mammaria è quello di ottenere una neo-mammella simile a quella controlaterale sia per forma sia per volume.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">I principali obiettivi della ricostruzione mammaria sono: 1) il ripristino dei tessuti cutanei e sottocutanei della parete toracica; 2) la creazione della salienza mammaria; 3) la ricostruzione del complesso areola-capezzolo; 4) la simmetrizzazione della mammella controlaterale.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Fattori determinanti sul tipo di ricostruzione sono la qualità e la quantità dei tessuti residui dopo la fase demolitiva, nello specifico: la disposizione delle cicatrici; lo spessore del tessuto sottocutaneo; l’elasticità cutanea e lo stato del piano muscolare. Eventuali trattamenti aggiuntivi come chemioterapia e radioterapia influisce sia sui tempi di ricostruzione sia sul tipo di intervento chirurgico.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sempre con più frequenza si pianifica la ricostruzione contestualmente all’intervento di mastectomia e tale scelta va effettuala considerando in particolar modo la prognosi a medio-lungo termine e le condizione generali di salute. Qualora questi elementi siano sfavorevoli sarà opportuno ritardare l’intervento di ricostruzione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Negli ultimi tempi, grazie alla prevenzione e ai progressi in campo oncologico sempre più spesso di praticano interventi meno demolitivi preservando il muscolo grande pettorale e residuando una cicatrice trasversa. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nella <b>ricostruzione immediata</b> il ripristino della nuova mammella avviene contestualmente all’intervento di asportazione del tumore e si realizza mediante l’inserimento di una protesi in sede retromuscolare (al di sotto del muscolo gran pettorale e, possibilmente, al di sotto dei vicini muscolo serrato e retto addominale). Nei casi in cui si preveda l’asportazione di tessuto cutaneo e sottocutaneo tale da non poter permettere il contenimento della protesi di può procedere alla <b>ricostruzione differita</b> con l’inserimento di un espansore mammario. Si tratta di una protesi temporanea posizionata in sede retromuscolare. L’espansore mammario è costituito da un “palloncino” di silicone, il cui progressivo riempimento consente, nel corso dei mesi successivi all’impianto, di “espandere” i tessuti della mammella residua e quindi di impiantare una protesi definitiva.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il volume finale della neomammella “in espansione” deve essere maggiore di circa il 30% rispetto a quello della mammella sana. E’ pratica comune mantenere tale eccesso volumetrico per almeno sei mesi. Ciò al fine di contrastare l’elasticità dei tessuti (ivi compresa la capsula periprotesica) che inevitabilmente tenderebbe di per sè a riportare la ricostruenda mammella al volume originario. Nel corso di tale periodo la forma ed il volume della mammella “in ricostruzione” sono ben diversi rispetto a quelli della mammella sana.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Circa sei mesi dopo il suo impianto si procede alla sostituzione dell’espansore con la protesi definitiva. Il maggior problema della ricostruzione mammaria differita risiede nella difficoltà di ricreare una salienza mammaria dotata di una forma naturale, caratterizzata da un profilo “a goccia”; in occasione della sostituzione dell’espansore con la protesi definitiva si esegue quasi sempre un intervento di mastoplastica riduttiva e/o mastopessi a carico della mammella controlaterale al fine di renderla maggiormente simile a quella ricostruita.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Le complicanze post-operatorie possono essere diverse:</span></p>
<ul>
<li class="li1"><span class="s1">dislocazione dell’espansore o della protesi</span></li>
<li class="li1"><span class="s1">retrazione della capsula periprotesica che consiste in una reazione eccessiva dei tessuti alla presenza della protesi che determina l’ispessimento e la contrazione della membrana cicatriziale che l’organismo crea attorno alla protesi. Si verifica in una modesta percentuale di casi a circa 2-6 mesi dall’intervento e più raramente dopo anni. Quando la retrazione è di grado marcato può essere eseguito un intervento correttivo di capsulotomia o capsulectomia.</span></li>
</ul>
<p class="p1"><span class="s1">Un risultato esteticamente accettabile dipende principalmente dalla scelta dell’espansore e della protesi definitiva che devono essere congrui per volume e forma alla mammella controlaterale. La scelta della protesi non è legata a regole codificate ma all’esperienza e capacità di prevedere il volume finale della neo-mammella e della mammella controlaterale a seguito dell’intervento riduttivo di adeguamento.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La forma degli impianti è “a goccia”, un profilo anatomico che meglio riproduce la forma naturale della neomammella (polo inferiore convesso, polo superiore pianeggiante)</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’ottenimento di un risultato esteticamente accettabile dipende fondamentalmente dalla scelta dell’espansore e della protesi definitiva che devono essere congrui per forma e volume e dall’adeguamento della mammella controlaterale. Non esistono regole codificate per la scelta del volume di espansore e protesi: l’esperienza del chirurgo e la sua capacità di prevedere il volume finale della neomammella e della mammella controlaterale a seguito dell’intervento riduttivo di adeguamento giocano un ruolo fondamentale in tal senso.</span></p>
</div></div></section><p>L'articolo <a href="https://www.antonioiannelli.com/blog/ricostruzione-mammaria-protesica/">Ricostruzione mammaria protesica</a> proviene da <a href="https://www.antonioiannelli.com">Dr. Antonio Iannelli | Chirurgo Plastico</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il melanoma</title>
		<link>https://www.antonioiannelli.com/blog/il-melanoma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr Antonio Iannelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 May 2021 11:33:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[dermatologia]]></category>
		<category><![CDATA[melanoma]]></category>
		<category><![CDATA[prevezione]]></category>
		<category><![CDATA[tumori]]></category>
		<category><![CDATA[tumori cutanei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il melanoma è un tumore maligno che origina da alcune cellule della pelle dette melanociti. Colpisce generalmente la pelle ma piu’ raramente puo’ interessare le mucose di occhio,  naso, bocca e i genitali. E’ un raro tumore della pelle (4%di tutti i tumori cutanei) ma è responsabile del 79% delle morti per tumori della pelle! [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.antonioiannelli.com/blog/il-melanoma/">Il melanoma</a> proviene da <a href="https://www.antonioiannelli.com">Dr. Antonio Iannelli | Chirurgo Plastico</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<section class="no-padding"><div class="wpb_column hcode-column-container  col-xs-mobile-fullwidth" data-front-class="col-xs-mobile-fullwidth front-column-class"><div class="vc-column-innner-wrapper"><p>Il melanoma è un tumore maligno che origina da alcune cellule della pelle dette melanociti. Colpisce generalmente la pelle ma piu’ raramente puo’ interessare le mucose di occhio,<span class="Apple-converted-space">  </span>naso, bocca e i genitali. E’ un raro tumore della pelle (4%di tutti i tumori cutanei) ma è responsabile del 79% delle morti per tumori della pelle!</p>
<p><strong>Ecco l’importanza di una diagnosi precoce!</strong></p>
<p>Il numero di pazienti colpiti da melanoma è aumentata negli anni ma si è assistito anche ad un progressivo aumento della sopravvivenza grazie alla diagnosi precoce che ha permesso di “scoprire” tumori quando ancora “poco pericolosi”.</p>
<p><strong>Individuare e curare un melanoma in fase iniziale da un’alta probabilità di guarigione.</strong></p>
<p>Il melanoma è un tumore della pelle molto aggressivo che ogni anno, in Italia, fa registrare 7.000 nuovi casi e 1.500 decessi. Il melanoma è la forma di tumore più comune nei giovani adulti (25-29 anni), il secondo tipo di tumore più comune negli adolescenti (12-18 anni).</p>
<p>I soggetti maggiormente a rischio sono quelli che hanno una storia familiare e/o personale positiva per melanoma, soggetti con numerosi nevi (anche se il melanoma insorge anche in soggetti che hanno pochissimi nevi), ripetute esposizioni solari, ustioni solari in età pediatrica/adolescenza e la presenza di nevi congeniti di grandi dimensioni (≥ 1 cm).</p>
<p>La prevenzione è il metodo più efficace contro il melanoma cutaneo. Per attuare la corretta prevenzione, ci sono poche e facili regola da seguire:</p>
<ul>
<li>ridurre l’esposizione ai raggi ultravioletti naturali</li>
<li>limitare (e, se possibile, eliminare) l’esposizione ai raggi UV artificiali (lampade abbronzanti)</li>
<li>esporsi al sole solo nelle ore meno calde della giornata (al mattino)</li>
<li>utilizzare filtri solari e cappelli</li>
<li>effettuare controlli dermatologici periodici (specie nei soggetti a rischio)</li>
</ul>
<p><strong>La terapia del melanoma primitivo è l’asportazione chirurgica.</strong></p>
<p>Per i casi più avanzati, quando la malattia è andata oltre, se prima non vi erano soluzioni terapeutiche efficaci, oggi esistono nuove tecniche e tecnologie a disposizione. Queste permettono di contrastare l’azione del melanoma e offrire ai pazienti una maggiore aspettativa e qualità di vita.</p>
<ul>
<li>la target therapy che consiste in molecole in grado di bloccare determinati punti in determinate cellule maligne mutate (ad esempio per i melanomi con mutazione del gene BRAF)</li>
<li>l’immunoterapia che sfrutta il sistema immunitario per riconoscere ed uccidere le cellule tumorali maligne</li>
</ul>
<p>Da sottolineare l’importanza del controllo dermatologico che deve diventare una visita di routine e preliminare all’asportazione di lesioni cutanee.</p>
<p>Spesso il paziente arriva all’attenzione del chirurgo senza aver eseguito un’opportuna visita che permetterebbe di filtrare patologie non rilevanti e segnalare altre più meritevoli di attenzione attraverso strumenti specifici a magnificazione visiva.</p>
</div></div></section><p>L'articolo <a href="https://www.antonioiannelli.com/blog/il-melanoma/">Il melanoma</a> proviene da <a href="https://www.antonioiannelli.com">Dr. Antonio Iannelli | Chirurgo Plastico</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Liposuzione e dimagrimento</title>
		<link>https://www.antonioiannelli.com/blog/liposuzione-e-dimagrimento-facciamo-chiarezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr Antonio Iannelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jan 2021 17:04:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[body contouring]]></category>
		<category><![CDATA[chirurgia estetica]]></category>
		<category><![CDATA[liposcultura]]></category>
		<category><![CDATA[liposuzione]]></category>
		<category><![CDATA[rimodellamento corporeo]]></category>
		<category><![CDATA[tessuto adiposo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La liposuzione è uno degli interventi più amati dalle donne ma anche gli uomini traggono benefici da questa procedura per migliorare il proprio corpo. Per evitare di incorrere in false informazioni è bene fare subito una premessa fondamentale: la liposuzione non è un intervento per dimagrire. La liposuzione, definita anche liposcultura, ha lo scopo di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.antonioiannelli.com/blog/liposuzione-e-dimagrimento-facciamo-chiarezza/">Liposuzione e dimagrimento</a> proviene da <a href="https://www.antonioiannelli.com">Dr. Antonio Iannelli | Chirurgo Plastico</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<section class="no-padding"><div class="wpb_column hcode-column-container  col-xs-mobile-fullwidth" data-front-class="col-xs-mobile-fullwidth front-column-class"><div class="vc-column-innner-wrapper"><p class="text">La liposuzione è uno degli interventi più amati dalle donne ma anche gli uomini traggono benefici da questa procedura per migliorare il proprio corpo. Per evitare di incorrere in false informazioni è bene fare subito una premessa fondamentale: la liposuzione <strong>non è un intervento per dimagrire</strong>.</p>
<p class="text">La liposuzione, definita anche liposcultura, ha lo scopo di rimodellare il corpo attraverso l’aspirazione del grasso localizzato in particolari aree come la pancia, i fianchi, le cosce, le ginocchia e il mento. E’ un intervento che viene utilizzato per migliorare la silhouette e grazie ai progressi della chirurgia plastica è diventato sempre meno invasivo e sicuro.</p>
<p class="text">La tecnica principale si avvale dell’utilizzo di piccole cannule che una volta introdotte prima rompono il grasso e poi lo aspirano. L’intervento può prevede l’infiltrazione di una soluzione tumescente permettendo una aspirazione più facile e con una ripresa più rapida. A seconda della durata dell’intervento e della quantità di grasso da aspirare, l’anestesia sarà generale o locale con sedazione, una scelta che dipenderà dall’anestesista e chirurgo. Subito dopo l’operazione si dovrà indossare una guaina compressiva per circa un mese, ma per vedere il risultato di una liposuzione sarà necessario attendere qualche mese, il tempo necessario a far scomparire completamente il gonfiore nelle aree trattate.</p>
<p class="text">I risultati sono definitivi, il grasso aspirato e rimosso non si riforma purché si segua un corretto stile di vita e alimentazione. Il candidato ideale per questo intervento è una persona <strong>normopeso</strong>, che gode di buona salute e conduce una vita sana. La liposuzione <strong>rimodella il corpo</strong> per trovare la giusta armonia, ma è importante affidarsi a un chirurgo con esperienza nel campo.</p>
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		<title>La chirurgia degli esiti di obesità</title>
		<link>https://www.antonioiannelli.com/blog/esiti-obesita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr Antonio Iannelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jul 2019 09:45:54 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[dimagrimento]]></category>
		<category><![CDATA[perdita di peso]]></category>
		<category><![CDATA[post-bariatrica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per chi affronta un importante percorso di dimagrimento, il calo di peso rappresenta spesso una conquista profonda, non solo fisica ma anche personale. Tuttavia, una volta raggiunto l’obiettivo, molte persone si accorgono che il corpo non sempre riesce ad adattarsi completamente al nuovo volume. La pelle, sottoposta per anni a una distensione importante, può perdere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<section class="no-padding"><div class="wpb_column hcode-column-container  col-xs-mobile-fullwidth" data-front-class="col-xs-mobile-fullwidth front-column-class"><div class="vc-column-innner-wrapper"><p class="p1">Per chi affronta un importante percorso di dimagrimento, il calo di peso rappresenta spesso una conquista profonda, non solo fisica ma anche personale. Tuttavia, una volta raggiunto l’obiettivo, molte persone si accorgono che il corpo non sempre riesce ad adattarsi completamente al nuovo volume. La pelle, sottoposta per anni a una distensione importante, può perdere elasticità e rimanere in eccesso, creando disagio funzionale ed estetico.</p>
<p class="p1">È in questo contesto che si inserisce la chirurgia post-dimagrimento. Non si tratta di “rifare” il corpo, ma di <span class="s1"><b>completare un percorso</b></span>, restituendo proporzione, comfort e libertà di movimento a chi ha già fatto un enorme lavoro su di sé.</p>
<p class="p1">Dopo un dimagrimento significativo, soprattutto se rapido o importante come dopo chirurgia bariatrica, l’eccesso cutaneo può interessare diverse aree: addome, fianchi, braccia, cosce, torace e, nelle donne, anche il seno. Questi esiti non sono solo una questione estetica. La pelle in eccesso può causare irritazioni, difficoltà nei movimenti, problemi igienici e rendere complesso anche il semplice vestirsi.</p>
<p class="p1">La chirurgia post-dimagrimento ha l’obiettivo di <span class="s1"><b>rimodellare il corpo</b></span>, rimuovendo la pelle in eccesso e ridefinendo i volumi in modo armonico e proporzionato. Ogni intervento viene sempre personalizzato, perché ogni corpo racconta una storia diversa e ogni dimagrimento ha caratteristiche proprie. Non esistono soluzioni standard, ma percorsi costruiti su misura.</p>
<p class="p1">Un aspetto fondamentale è il momento giusto. Prima di considerare un intervento chirurgico, è importante che il peso sia stabile da almeno alcuni mesi e che il percorso nutrizionale sia consolidato. La valutazione specialistica serve proprio a questo: capire se le condizioni sono ideali, quali aree trattare e con quali priorità, rispettando la sicurezza e le aspettative della persona.</p>
<p class="p1">Per molti pazienti, la chirurgia post-dimagrimento rappresenta una <span class="s1"><b>svolta anche psicologica</b></span>. Ritrovare un corpo coerente con il cambiamento ottenuto aiuta a riconoscersi, a sentirsi più a proprio agio nelle relazioni e a vivere con maggiore serenità la quotidianità. Non è un punto di partenza, ma un passaggio finale di un percorso lungo e impegnativo.</p>
<p class="p1">Affrontare questo tipo di chirurgia significa farlo con consapevolezza, informazioni corrette e tempi adeguati. Il ruolo del chirurgo è accompagnare il paziente, spiegare con chiarezza cosa è possibile ottenere e costruire insieme un risultato realistico, funzionale e duraturo.</p>
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